Il Pan d'ottone

Dalle lunghe ricerche d'archivio di un giovane studioso, riemerge una preziosa testimonianza

Dalle lunghe ricerche d'archivio di un giovane studioso, riemerge una preziosa testimonianza

Giovedì 7 Dicembre 2023

La vita prosegue in armonia, fra feste mondane e problemi semplici, affrontati da uomini saggi. Scorre in superficie, attraverso la trasparente leggerezza di chi è riemerso dalla profondità senza aver perso il senno. Pochi serbano ancora un diretto ricordo dell’era passata, ma il suo triste monumento è raffigurato nei libri di storia di tutte le scuole. Eppure, non c’è bisogno di ricalcarne retoricamente i contorni, per smarcarsene meglio: al contrario, i maestri insegnano a osservare senza superbia quegli uomini che, privati delle proprie armi spirituali, non appaiono ormai tanto diversi da bambini, nel fronteggiare l’incedere della rovina.

Il reinsediarsi del re fu salutato da lunghe celebrazioni, e proprio alle gioiose vicende del suo ritorno risale la famosa storia del Pan d’ottone, il dolce che – come sapete – dai più disparati canti del globo i pasticceri stranieri s’affaticano invano ad imitarci.

Ebbene, si racconta che la sera stessa in cui il sovrano cinse la sua nobile fronte con la corona di ferro si sia apprestato a far richiesta al cuciniere di corte di presentargli per l’indomani un dolce bell’e pronto per colazione, con l’ammonimento che si trattasse d’un dessert mai visto prima, degno della speciale occasione.

Ora, dovete sapere che il cuoco, un giovane ragazzo da poco assunto alla guida della cucina reale a seguito della dipartita del vecchio chef, era in verità dotato di quantomai timide abilità da pasticcere, da sempre il punto debole del suo repertorio, tanto che già più d’una volta il re se n’era avuto a lamentare. Tenuto conto poi del rilievo della circostanza, il nostro poteva ben star certo di quanto fosse a rischio la sua posizione. Nondimeno, scrupoloso e diligente, si dette un gran da fare per pensare ad una nuova ricetta ed infornare al più presto: per tutta la notte si dedicò ai più svariati esperimenti dolciari. Impiastrò seicento teglie di cioccolata e vaniglia intrise delle essenze più esotiche col fine di farne delle torte, ma si rese ben presto conto di non essere all’altezza della tradizione della germanica Konditorei; allestì cento vassoi di biscotti di marzapane, per poi ammettere a se stesso che la richiesta d’un unico corposo dessert era stata formulata troppo chiaramente per poterla evadere; infornò mille pudding, ma si crucciò al pensiero della faccia che avrebbe fatto il re di fronte ad un simile anglosferico pasticcio; impastò la sfoglia per diecimila crostate, per ricordarsi poi che non aveva la marmellata; s’inventò le forme più svariate per una prelibata torta di zucca, e finalmente cominciava a ritenersi soddisfatto, ma subito si ricordò dell’allergia della regina.

La notte intanto era trascorsa e il nostro cuoco desolato guatava ormai senza conforto le prime luci dell’alba, attendendone i raggi soffusi con la stessa apprensione con cui certi prigionieri d’Oltralpe aspettano la lama della ghigliottina. Ebbene, il nostro fece l’unica cosa che gli restava da fare. Inginocchiandosi in preghiera, giunse le mani di fronte al forno a legna, piangendo calde lacrime di sincera gioventù.

Si racconta che fu allora che in tutto il castello s’udì un rombo di tuono, seguito dal crepitare di fiamme vigorose, di cui, pure, nessuno degli allarmati abitanti del maniero sapeva rintracciare l’origine. Nelle cucine, intanto, una calda luce dorata investiva lo stupefatto pasticcere, il cui dolce animo riluceva trasparente agli occhi caritatevoli di Sant’Onorato, giunto in soccorso al pio fanciullo. Ebbene sì, era proprio il beato vescovo di Amiens, il patrono dei mastri dolciari, ch’era apparso nelle umide cantine ormai infiammate d’aureo bagliore: questi recava in braccio un ambrato pasticcio, dalla rotonda lucentezza.

E fu così, cari amici, che nacque il Pan d’ottone.

Degno di nota è che il dolce preparato in quel mirabile dicembre fu tanto abbondante e corroborante che dal prodotto d’una sola infornata il popolo tutto si poté pascere per tre inverni. Si racconta che la soddisfazione del re fu sconfinata e che il giovane abbia prestato per lunghi e felici anni servizio al suo fianco.
 

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