Nella primavera del 2026 gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla riforma costituzionale proposta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio. In vista della tornata referendaria, la Direzione Nazionale di Pro Italia ha sviluppato un documento che analizza sinteticamente i due elementi cruciali della riforma, la separazione delle carriere e la rivoluzione del CSM, e si conclude chiarendo la posizione del partito.
La separazione delle carriere
Come già chiarito in occasione dei referendum sulla giustizia del 2022, per noi la separazione delle carriere è un’assoluta priorità per garantire un processo giusto. Non si tratta semplicemente di impedire il passaggio di un magistrato dalla funzione requirente a quella giudicante o viceversa (opzione, peraltro, già ridotta dalla riforma Cartabia a unicum nella carriera di un magistrato). Il nodo da tagliare è la contiguità strutturale che esiste tra giudici e pubblici ministeri: solo in questo modo è possibile ambire ad avere giudici che siano effettivamente “terzi”, ossia equidistanti ed estranei dal punto di vista ordinamentale a tutte le parti processuali.
Val la pena notare, infatti, che una netta divisione fra le carriere dei giudici e quelle dei pubblici ministeri si configura come una tappa naturale del percorso delineato nel 1988 dal Codice Pisapia-Vassalli: il passaggio da un impianto inquisitorio a un sistema accusatorio non potrà mai esser completato fintanto che giudice e rappresentante dell’accusa rimarranno colleghi. Non a caso, fino a qualche anno fa, la separazione delle carriere era una rivendicazione propria di formazioni distribuite su tutto l’arco parlamentare. Sono stati gli anni del berlusconismo o, più precisamente, dell’anti-berlusconismo a trasformare quest’obiettivo in una questione “di parte” sostenuta dai conservatori e osteggiata dai progressisti.
La rivoluzione del CSM
Le modifiche al Consiglio Superiore della Magistratura previste dalla riforma Nordio hanno un merito indiscutibile: muovono dal riconoscimento dello stato drammatico di un apparato giudiziario in balia delle correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati e cercano di porre soluzione al problema. Tuttavia, per quanto l’obiettivo di scardinare quel “sistema” reso noto da Palamara e portare giustizia nella giustizia sia apprezzabile, occorre evidenziare i limiti concettuali di questo progetto di riforma costituzionale.
Chiariamolo a scanso di equivoci: no, i limiti della riforma Nordio non hanno nulla a che vedere con le denunce sollevate dai promotori del NO al referendum. Non è affatto vero, infatti, che in caso di vittoria del SÌ i magistrati finiranno sotto il controllo dell’esecutivo in violazione del principio della separazione dei poteri. Il metodo del sorteggio per formare i due nuovi CSM per magistratura giudicante e requirente e l’Alta Corte disciplinare (ossia i tre organi in cui viene suddiviso l’attuale CSM) non riguarderà solo la selezione dei membri togati ma anche quella dei membri laici. Così come i consiglieri togati saranno estratti a sorte dal novero dei magistrati con almeno 15 anni di esperienza, anche i consiglieri laici saranno estratti da una lista di giuristi formulata dal Parlamento (da tutto il Parlamento, non dalla sola maggioranza o men che meno dal Governo). Inoltre il fatto che la proporzione attuale fra membri laici e membri togati, 1 a 2, venga mantenuta in ognuna di queste assemblee fuga ogni dubbio sull’infondatezza delle critiche di chi prospetta una sottomissione al Governo di giudici o PM.
Il vero limite, di natura concettuale, che rileviamo nella riforma Nordio e, in particolare, nella proposta di sorteggiare i membri dei CSM e dell’Alta Corte disciplinare è di tutt’altro genere rispetto a quelli che sono stati sollevati finora nel dibattito pubblico. È infatti riduttivo pensare che un espediente come l’estrazione a sorte possa disarticolare del tutto il sistema delle correnti, “spoliticizzando” una volta per tutte la magistratura. Non serve un esperto di statistica per comprendere che il sorteggio riprodurrà all’interno di questi nuovi organi di governo autonomo della magistratura le stesse proporzioni numeriche che vigono fra gli iscritti alle varie correnti. Chiariamo con un esempio pratico: se all’incirca un decimo dei magistrati con più di 15 anni di anzianità sono iscritti a Magistratura Democratica, ogni dieci sorteggiati tendenzialmente ce ne sarà uno iscritto a Magistratura Democratica.
Certo, è chiaro che questo metodo ha buone probabilità di ostacolare la capacità delle correnti di amministrare e indirizzare puntualmente il sistema giudiziario, ma è ingenuo pensare che un criterio di selezione possa davvero eradicare le inclinazioni politiche dei magistrati e la tendenza tipicamente umana ad associarsi sulla base di queste inclinazioni. I magistrati, infatti, non sono creature angeliche aliene alle contingenze mondane. Sono persone che amministrano il potere giudiziario e, come tali, hanno vizi, difetti e inclinazioni (anche) politiche. Riconoscere questo banale dato di realtà permette di capire che non ha senso porsi l’obiettivo di “spoliticizzare” la magistratura. Ha invece senso prendere atto della realtà e far in modo che chi orienta l’azione della macchina della giustizia, che non sarà mai infallibile in quanto animata da semplici esseri umani, si conquisti una legittimità popolare. È per questo che noi di Pro Italia, sin dalla nascita del nostro partito, proponiamo una riforma radicale della giustizia che passa per l’elezione diretta a suffragio universale dei procuratori e che, di conseguenza, prevede un organo di governo autonomo della magistratura che accoglie fra i suoi membri una sostanziale porzione di queste figure legittimate dal consenso popolare.
La nostra posizione
Pur riconoscendo i limiti della riforma, sia la separazione delle carriere, volta a completare il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio, sia la riforma del CSM, volta a ridimensionare lo strapotere delle correnti dell’ANM, sono misure che vanno nella direzione di una giustizia più giusta. Per questo e per tutte le altre ragioni esposte, al prossimo referendum costituzionale Pro Italia sosterrà convintamente il SÌ.